Aksel Johan Smith – “Io e il Padre siamo uno”

Aksel Johan Smith – “Io e il Padre siamo uno”

Scritto da: La redazione | Pubblicato: martedì 30 aprile 2013

Aksel Johan Smith era un uomo semplice con una grande forza spirituale, che dedicò tutta la sua vita al servizio di Dio. La sua vita è un fulgido esempio di fedeltà e del trarre pieno vantaggio da situazioni piccole e grandi della vita.

Aksel J. Smith nacque a Horten nel 1910, come quarto figlio di Pauline e Johan Oscar Smith. Essendo cresciuto in una famiglia cristiana, con dei genitori particolarmente devoti, già da giovane era convinto della forza del Vangelo e della possibilità di vivere una vita nella libertà dal peccato. Da giovane uomo utilizzò molto del suo tempo in giro per le chiese della Norvegia e come missionario in Scandinavia. Egli trovò pure il tempo per completare la sua formazione come ebanista e nel 1930 fu arruolato nell'aviazione militare e completò il suo servizio militare un anno dopo. L’orgoglio ed il sentimento nazionale per la madrepatria non diminuì mai per tutta la lunga vita.

A gennaio del 1943 Johan O. Smith trasferisce la responsabilità come redattore della rivista della chiesa Skjulte Skatter (Tesori Nascosti) a suo figlio Aksel.Allora Aksel aveva 33 anni. Era un lavoro non retribuito basato su un impegno di volontariato, e a quei tempi tutte le correzioni e gli indirizzi dovevano essere scritti a mano. Dopo che Aksel si sposò con la sua amica d’infanzia Ida Olsen nel 1947, si divisero il lavoro di redazione e distribuzione di centinaia di copie prima, e successivamente di migliaia. Non si preoccupavano soltanto che gli articoli fossero grammaticalmente corretti, ma che fossero dottrinalmente corretti, edificanti e scritti nello spirito che crede nella vittoria. Aksel e Ida non guardavano mai al loro lavoro, che richiedeva molto tempo, come un obbligo pesante, ma come un privilegio e un piacere. Dopo che i loro cinque figli crebbero, li aiutarono pure in questo grande lavoro. Aksel fu il redattore responsabile di Skjulte Skatter per 55 anni.

Insieme a Sigurd Bratlie e Elias Aslaksen, Aksel J. Smith aveva la responsabilità per lo sviluppo terreno e spirituale della chiesa dagli anni ‘30. Prestò fedelmente questo servizio attraverso alcuni degli anni più turbolenti che il mondo abbia mai visto. Era un uomo con visioni per il futuro e comprese in quale direzione fosse bene che si evolvesse la chiesa. Fu Smith a scoprire subito le meravigliose opportunità che erano nascoste in un piccolo podere chiamato Brunstad, quando lo vide per la prima volta, camminando con la neve fino alle ginocchia. La sua chiara visione per il futuro, ha portato con gli anni al risultato attuale del Brunstad Conference Center come lo conosciamo adesso – il punto centrale della chiesa – e come dicono molti bambini che trascorrono le loro vacanze estive lì: «Il posto migliore del mondo!»

La cura per la chiesa e per le persone divenne una questione personale per Aksel. Era una guida saggia, per esempio quando considerando che circolavano delle voci conservatrici sulla posizione della donna nella chiesa, e Aksel J. Smith seguiva le orme di suo padre, affermò chiaramente che sia le donne che gli uomini possono servire la chiesa, e che le donne quanto gli uomini, possono essere delle risorse per la comunità.

I vicini e gli amici lo conoscevano come un uomo che non solo parlava del cristianesimo, ma che lo viveva in pratica

Lui non cercò mai il suo interesse e non cercò di essere personalmente grande e importante nel suo servizio, cosa che avrebbe facilmente potuto fare essendo figlio di Johan O.Smith. Ma Aksel era completamente disinteressato a formare una "elite spirituale". Piuttosto sviluppò la rara capacità di elevare i suoi collaboratori e fare in modo che si potessero sentire importanti. La vita di Aksel J.Smith era profondamente basata sul sacrificio nascosto e sul servire Dio, la chiesa, la sua famiglia e la comunità in generale. Attraverso tre quarti di secolo di crescita, dall’inizio del risveglio negli anni ’30, attraverso i periodi difficili della guerra ad una diffusione internazionale negli anni ‘50 e ’60 e avanti fino al risveglio degli anni ’90 - Aksel J. Smith fu sempre un buon pastore, attento e mite per la chiesa. Dopo la sua morte nell’agosto del 1998, divenne ancora più evidente che l’eredità che aveva lasciato, era una chiesa aperta, accessibile e internazionale. Aksel J. Smith capiva cosa significasse vivere una vita fedele qui e adesso. Lui non difese mai l’isolarsi dal resto del mondo, ma piuttosto era attivo e impegnato nel lavoro della comunità locale di Horten, dove visitò spesso i malati e gli anziani.  I vicini e gli amici della città lo conoscevano come un uomo che non solo parlava del cristianesimo, ma che lo viveva in pratica ogni singolo giorno.

«Io e il Padre siamo uno.»

Un elemento fondamentale nella vita di Aksel era il suo infinito amore verso tutti quelli che incontrava. Lui visse una vita in completa fedeltà al vangelo di vittoria sul peccato, e rimase in un tale ininterrotto sviluppo interiore, tanto che quando verso la fine della sua vita lesse ad una conferenza di Pasqua a Brunstad, nel 1995, da Giovanni 10, 30, non c’era alcun dubbio che questa fosse diventata la sua personale testimonianza: «Io e il Padre siamo uno.»



(Fonte: Bratli, Kjell Arne, Un Pastore del Signore: Aksel J. Smith 1919-1998, Skjulte Skatters Forlag 2007)