Il paragone è il ladro della gioia

Il paragone è il ladro della gioia

Scritto da: Kathryn Albig | Pubblicato: sabato 14 febbraio 2015

L’ex presidente americano Theodore Roosevelt una volta fece questa affermazione azzeccata. “Il paragone è il ladro della gioia.” Personalmente lo so, ci sono state tante volte in cui ho sentito che se mi fossi paragonata ad una persona o ad un’altra, ne sarei uscita male.

“Perché è così facile per lei parlare alle persone? Tutti la amano. Perché non sono un po’ più come lei? Avrei voluto essere più estroversa e popolare.”

“Le persone chiedono sempre consiglio e aiuto a lui. Io non vengo mai considerata. Presumo che il mio aiuto non abbia alcun valore."

“Lui ha una così buona presa sulla vita. Perché mi sento come se abbia sempre difficoltà a capire le cose?”

“Desidero. . . devo essere bello . . . sarebbe più semplice . . . perché non io . . .”

 

Dio sa e pianifica ogni cosa

Questi pensieri sono come un vuoto che aspira direttamente la gioia dalla vita. Una giornata che era prima piena di sole può diventare improvvisamente buia e cupa. Perché? Perché improvvisamente non sono adeguato rispetto a qualcun altro. La mia vita non è sufficientemente buona rispetto a quella di qualcun altro. Ma Dio non ci ha creati per essere delle copie di un certo standard. Ha creato ognuno di noi con una personalità unica, con abilità e doti uniche. Circostanze uniche. E sì, questo include me. Negarlo è negare che Dio sapesse quello che stesse facendo quando mi ha creato, quando ha pianificato la mia vita. Se credo in Dio, allora credo che Lui mi ha creato esattamente come sono, e che ha una cura personale per me.

Dio non ci ha creati per essere delle copie di un certo standard.

“I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo. E nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d'essi era sorto ancora. Oh, quanto mi sono preziosi i tuoi pensieri, o Dio! Quant’è grande il loro insieme!” (Salmi 139:16-17)

Adesso dipende da me utilizzare quello che Lui mi ha dato per servire e benedire. E non posso farlo guardando ad un altro e desiderando di essere più simile a loro.

C’è una cosa che ha importanza, cioè che seguo Gesù.


Nel libro di Giovanni leggiamo la storia di come Pietro interrogò Gesù riguardo a Giovanni. Come risposta Gesù gli disse, “Che t’importa? Tu seguimi.” (Giovanni 21:20-22) In realtà è così semplice. C’è una cosa che conta, cioè che seguo Gesù. Non importa quello che fa questo o quello. Non è affare mio, in realtà! Io seguo Gesù. Se lavoro davvero con questo nella mia vita sperimenterò la libertà dall'invidia e da tutta la bassa autostima, l’insoddisfazione e l’inquietudine che porta il paragone.

Le opere che Dio ha preparate per me

Quindi quello che devo fare è smettere di paragonarmi ad altre persone, ed essere semplicemente fedele alla guida di Dio nella mia vita. Non posso provare e conformarmi a questo o a quello, alle persone che sembrano essere il “giusto tipo” di persona, qualcuno che sembra di “avere tutto.” Quello che posso fare è vivere la mia vita secondo la Parola di Dio. Paolo scrive, “Bada a te stesso e all’insegnamento; persevera in queste cose perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.” (1 Timoteo 4:16) Allora la mia personalità sarà pulita e purificata dal peccato, e diverrò esattamente la persona che Dio ha pensato che io fossi stata quando mi ha creato. Sarò in grado di fare le opere che Lui ha preparate affinché le pratichi. "Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10)

Non posso conformarmi a questo o a quello. Quello che posso fare è vivere la mia vita secondo la Parola di Dio.

Quindi quando sono tentata a paragonarmi agli altri, so quello che devo fare. Prego a Dio che mi fortifichi. “Grazie Dio che mi hai creato esattamente come sono. Aiutami ad essere umile in modo da poter vedere come seguire Gesù nelle opere che sono state preparate per me.” Se mantengo la mia visione fissa nel seguire Gesù, e senza desiderare di essere qualcuno che non sono, allora Lui mi darà la forza necessaria per servire e benedire con quello che mi ha dato, e rimanendo semplicemente me stessa in purità davanti al Suo cospetto soltanto.