“Qual è il tuo tipo di personalità?”

“Qual è il tuo tipo di personalità?”

Scritto da: Eunice Ng | Pubblicato: giovedì 10 novembre 2016

“Qual è il tuo tipo di personalità?” Mi è stato chiesto il primo giorno del mio nuovo lavoro. “Non ne ho la minima idea,” ho pensato, anche  se alcune persone potrebbero dire che sono un “libro aperto.”

In questi giorni non è raro per un datore di lavoro, padrone di casa e anche un partner romantico, richiedere un test sulla personalità prima di stabilire un accordo. È come se hanno bisogno di sapere cosa aspettarsi prima di gettarsi in qualcosa (e anche giustamente) – eppure non sono sicura se sono loro a tuffarsi o noi, mettendo a nudo le nostre anime e rivelando le nostre tendenze più intime ad una persona apparentemente sconosciuta per motivi di affidabilità e prevedibilità.

In ogni caso ho fatto il test più tardi quel giorno, come cittadina ubbidiente e rispettosa della legge, quale dovrei essere. “È così incredibile essere finalmente capiti.” Il titolo sul sito del test di personalità accennava qualcosa e tutto ad un tratto ho avuto un’immagine mentale stereotipata di me stessa sdraiata su una poltrona in uno studio di uno psicologo, pronta a rivelare il “vero me”  qualunque potesse essere.

Dopo aver risposto a una serie di domande “Ti piace più fare questo o quello?” il sistema ha generato una conclusione calcolata, confermando il mio carattere in quattro semplici lettere: ENFJ.

Quindi apparentemente ho una personalità (E) estroversa. Rimugino su questo (amo le persone, ma mi piace pure molto passare del tempo da sola), mentre uno dei miei amici reagisce ai risultati della sua prova.

Tutti sappiamo che “giudicare un libro dalla copertina”, nel senso letterale, è ingannevole. Ma in realtà, quante volte sono incline a farlo comunque.

“I miei risultati sono diversi ogni volta che faccio questo test,” si lamenta. “Questo non mi descrive affatto,” afferma un’altra amica apatica e un po' disinteressata.

Vero, posso vedere come i test di personalità possono scavare in profondità nella previsione e rappresentazione del proprio comportamento, soprattutto se si è consapevoli di sé stessi, ma d’altra parte, i risultati dipendono dalle risposte del partecipante, che potrebbero basarsi su un’esperienza una tantum, o su una prospettiva transitoria. “La personalità,” in altre parole, è dinamica.

La mia percezione errata

Questo mi ha fatto pensare al modo in cui sono incline a vedere e percepire gli altri, in particolare le persone che non conosco tanto bene. A seguito di quello che una persona dice o fa, abbastanza velocemente posso “collocarla in una categoria,” aspettandomi da lei sempre le stesse reazioni (generalmente negative e insoddisfacenti) ogni volta che la incontro, o pensare a lei sempre come a qualcuno che “non merita il mio tempo.” Duro, ma vero. Queste nozioni possono essere basate su quello che ho sentito dire dagli altri riguardo a qualcuno, non importa che non abbia mai avuto una simile personale esperienza con quella persona. Può essere così facile per me adattare le mie reazioni e il mio modo di trattare una persona a seconda del tipo di persona che io credo possa essere.

Tutti sappiamo che “giudicare un libro dalla copertina”, nel senso letterale, è ingannevole. Ma in realtà, quante volte sono propensa a farlo comunque, anche in riferimento alla percezione e sensazione che ho delle persone? Garantito, molte percezioni possono essere veritiere, deduzioni ben osservate. Ma ugualmente le informazioni che raccolgo su una persona non dovrebbero portarmi a sviluppare un cuore e un atteggiamento freddo nei suoi confronti.

Può essere così facile per me adattare le mie reazioni e il mio modo di trattare una persona a seconda del tipo di persona che io credo possa essere.

“Lei reagisce sempre in questo modo, quando accade questo, quindi sarà probabilmente la stessa cosa adesso,” potrei concludere, come se questa persona fosse una roccia inanimata e immutabile, destinata a rimanere la stessa per il resto della sua vita. “Lui è stato così da quando l’ho conosciuto.” E vado avanti dicendo agli altri come penso che sia.

Quando penso a me stessa e al test di personalità, ho notato quanto fossi riluttante a che gli altri scoprissero il mio tipo di personalità, a che loro stabilissero delle aspettative predefinite su di me prima ancora che avessero imparato a conoscermi.  Ma d’altra parte, mi sono resa conto della mia tendenza intrinseca di giudicare gli altri sulla base di quello che i miei occhi vedono e che le mie orecchie sentono – esattamente il metodo di deduzione che odierei se gli altri lo imponessero su di me.

Quant’è ironico. Posso creare tanti muri di separazione ed elevarmi sopra altri sulla base di pochissime prove. Ma facendo questo mi allontano dalla gente con la quale diversamente potrei avere una buona comunione.

“Io non posso fare nulla da me stesso”

Penso a come l’avrebbe presa Gesù, il mio precursore ed esempio. Dal momento che il mio obiettivo è essere come Lui, devo allinearmi costantemente al suo modo di vivere mentre era qui sulla terra – il che significa correggendo i miei pensieri e le mie azioni che riconosco essere peccato, secondo la Parola di Dio e il suo Spirito che opera in me.

In Giovanni 5:30, dice, “Io non posso fare nulla da me stesso; come odo, giudico; e il mio giudizio è giusto, perché cerco non la mia propria volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.” Da uomo sulla terra, Gesù dipendeva completamente da suo Padre. Invece di fare le proprie assunzione, aspettò di sentire Dio.

Come uomo sulla terra, Gesù era completamente dipendente da suo Padre.

Ho letto di nuovo il versetto, "Io non posso fare nulla da me stesso.” Gesù aveva questo atteggiamento, ma per me è la stessa cosa che per Lui? Quando penso di sapere meglio le cose o sono ansiosa di presentare le mie opinioni umane o deduzioni sulla questione, allora non lascio che il giusto giudice mi riveli i suoi pensieri.  La mia prima reazione è esprimere un giudizio basato sulle mie emozioni, opinioni o esperienze precedenti. E questo molto spesso, anche se non sempre, può essere ricondotto alla gelosia, all’orgoglio o a un desiderio di avere ragione.

Ma adesso riconosco questi peccati e quando porto questi pensieri iniziali nella morte, non dando loro spazio per maturare e crescere, allora mantengo un cuore puro e sono pronto ad ascoltare quello che ha da dirmi il Padre in ogni situazione.

Quando sono interessata nell’ascoltare quello che ha da dire il Padre e agisco secondo quello che ascolto, mi salvo da ogni inquietudine, insoddisfazione e dalle pretese che vengono quando cerco di capire le cose e le persone a modo "mio"!