Scristianizzazione tra i cristiani

Scristianizzazione tra i cristiani

Scritto da: Arild Tombre | Pubblicato: martedì 26 giugno 2012

Se si considera la società in cui viviamo, non è difficile constatare che ha avuto luogo e che tutt’ora è in corso con velocità crescente una scristianizzazione. E la cosa più triste di tutte è che questa scristianizzazione avviene anche trai cristiani.

Questo avviene in una misura tale che il popolo cristiano in genere non ha più alcuna potenza radiante nella società. Gesù descrisse i suoi discepoli come la luce del mondo e il sale della terra. Quando questa luce e questo sale perdono la propria forza, allora anche i cristiani diventano una preda della mondanizzazione, sì una preda della scristianizzazione.

L'autorità delle Scrittura derubata

I riformatori a suo tempo professavano: Sola Scriptura (Soltanto le Scritture), ma le chiese che oggi rivendicano di essere gli eredi dei riformatori, hanno abbandonato questa fedeltà alla parola di Dio, sì anche alle scritture stesse delle confessioni delle rispettive chiese. La Bibbia è detta La Sacra Scrittura, ma per i cristiani odierni non ha più assolutamente alcuna autorità.

“La remissione dei peccati” è quasi diventato “la concessione a peccare” e la giustificazione del peccatore pentito è quasi diventata “la giustificazione del peccato”.

I teologi moderni sono spesso stati pionieri in questo processo di scristianizzazione e hanno derubato La Sacra Scrittura della sua autorità.  È lo spirito del tempo a regnare e il risultato è una sempre maggiore mondanizzazione della vita quotidiana dei cristiani. “La remissione dei peccati” è quasi diventato “la concessione a peccare” e la giustificazione del peccatore pentito è quasi diventata “la giustificazione del peccato”.

L’ubbidienza della fede

L’apostolo Paolo scrive nel primo capitolo della lettera ai Romani che l'intento del suo servizio era che si ottenesse l'ubbidienza della fede tra tutti gli stranieri per l’onore del nome di Dio (Rm. 1, 5). Lui conclude anche la stessa lettera parlando di "ubbidienza della fede".  È questa professione che oggi in misura inquietante è assente da chiese e cappelle. Non si professa il “discepolato” e nemmeno “l’ubbidienza della fede”. Sono solo gli ubbidienti a credere veramente. E sono solo i discepoli (allievi) che sperimentano quello che Paolo descrive così: Seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Ef. 4, 15.

Un messaggio per i giovani?

Nelle chiese e nelle cappelle si teme di perdere i giovani e lo spirito del tempo regna sovrano. Ma noi abbiamo una lunga e buona esperienza col fatto che proprio la professione dell’ubbidienza della fede entusiasma le giovani anime dei discepoli. Poiché la predicazione della croce è la potenza di Dio, scrive Paolo in 1. Cor. 1, 18. Per questo aveva paura di professare il vangelo in un modo che la croce di Cristo perdesse la sua forza. Vedi anche versetto 17. Vediamo in Gal. 2, 20 un buon esempio di come Paolo professava la parola della croce: Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! Chiese e cappelle che perdono la parola della croce perdono anche i giovani, oppure vedranno che la generazione avvenire diventa sempre più mondanizzata ed estranea alla vita in Dio.

La predicazione dell'ubbidienza della fede entusiasma giovani discepoli.

Possa ognuno che legge prendere a cuore l'esortazione dell'apostolo Paolo in Rm. 12, 2: Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio,  la buona, gradita e perfetta volontà.

La buona. La gradita al Signore. La perfetta. L’anima del discepolo che ha questo desiderio e questa preghiera del cuore sarà in uno sviluppo della sua vita completamente diverso della crescente mondanizzazione.