Autocontrollo: Ce l’ho?

Autocontrollo: Ce l’ho?

Scritto da: Jan-Hein Staal | Pubblicato: mercoledì 28 giugno 2017

Pietro scrive dell’autocontrollo (la temperanza) che deve essere evidente nella vita di chi mette ogni impegno per aggiungere alla propria fede la virtù e che cresce nell’amore. (2 Pietro 1:6-7) E quando Paolo descrive quali sono i frutti dello Spirito, menziona l’autocontrollo come parte di questo frutto dello Spirito. (Galati 5:22)

L’autocontrollo sopprime i vizi e le tendenze nella nostra natura che sappiamo essere peccato? È ovvio che l’autocontrollo inteso qui non è qualcosa che una persona può o deve raggiungere da solo. Non è neanche qualcosa che riguarda l’astensione dalle cose esteriori.

Questo autocontrollo descritto da Pietro ci conduce nel timore di Dio, in una vita davanti al cospetto di Dio. Già nel vecchio patto ci sono stati dati dei saggi consigli per una vita in fiducia in Dio. “Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento… Non ti stimare saggio da te stesso; temi il SIGNORE e allontanati dal male…” Proverbi 3:5-7. Adesso lo Spirito ci vuole guidare sulla via che ha inaugurato Gesù, una via di completa libertà dal peccato, di fare la volontà di Dio al posto della nostra volontà. Allora diventa naturale che non ci affidiamo più alle nostre idee e intuizioni.

Gesù stesso aveva l’orecchio di un discepolo che veniva svegliato ogni mattino da Dio stesso. Sulla base di questo lui testimonia “Il Figlio non può da se stesso fare cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre…” Giovanni 5:19. Allora lo Spirito ha operato veramente “l’autocontrollo” cosicché sia il timore di Dio a determinare i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni. Questo tipo di autocontrollo chiude la porta a quello che viene dalla carne e a quello che viene dall’anima – sia dalle nostre che da quelle degli altri. Non pone soltanto fine alle cattive azioni, ma anche alle nostre azioni che spesso sono in effetti basate sulle buone intenzioni.

C’erano molte circostanze in cui Paolo, sulla base della saggezza umana e del discernimento, poteva facilmente dire qualcosa e intervenire. È affascinante leggere la sua testimonianza riguardo alla sua vita di autocontrollo, di povertà spirituale e del timore divino. Il fatto che qualcuno diventi sempre più ricco in Dio, diventando allo stesso tempo più povero in se stesso, e che questa persona possa agire contemporaneamente, nonostante tutto, con fermezza e potenza, è una vita che nessuna persona fisica può comprendere o capire.

Johan O. Smith scrisse una volta, “Affinché Cristo possa governare come capo si deve non conoscere nulla, capire nulla e giudicare nulla fino a quando colui al quale è stato dato ogni giudizio rende nota la sua volontà. Diventiamo insignificanti e dobbiamo portare la croce dell’insignificanza. Per coloro che credono di sapere qualcosa, questa è in realtà una croce dura da portare! Quindi l’inquietudine è messa fuori gioco e la povertà di spirito prende il suo posto. Cristo è allora il capo, col mio ‘cervello intelligente’ che serve solo da ricevitore per Gesù Cristo, il sommo sacerdote. Noi non conosciamo nulla, non possediamo nulla e non possiamo intraprendere nulla. Le mie opere scompaiono e le opere di Dio vengono alla luce.”

È possibile descrivere più chiaramente l'autocontrollo che ci porta nella vita in Dio? Ci porta in una vita in cui costantemente, qui e adesso davanti al cospetto di Dio, ascoltiamo la sua parola e scopriamo le opere che lui ci dà da fare.

Lascia che questo occupi la tua mente e la mia mente, soprattutto in riferimento alla nostra vita quotidiana.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta in norvegese nel periodico della BCC “Skjulte Skatter” (“Tesori Nascosti”) nell’ottobre 2015, con il titolo “Temperanza – timore divino”.
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