Perché Gesù è dovuto morire alla croce?

Perché Gesù è dovuto morire alla croce?

Scritto da: Milenko van der Staal | Pubblicato: giovedì 20 ottobre 2016

Dio è la fonte della vita; Lui è la luce, e in Lui non ci sono tenebre. (1 Giovanni 1:5) L'antitesi di Dio è Satana, la cui realtà è tenebre e peccato. Dio ha chiarito dall’inizio che il peccato porta alla morte. (Genesi 2:17; Romani 6:23)

Il peccato ci separa da Dio

Quando Satana con la sua astuzia riuscì ad ingannare Eva, e di seguito a portare Adamo alla disubbidienza, il peccato entrò nella loro natura. Questo peccato si frappose tra loro e Dio come un velo, che li separò dalla fonte della vita. Spiritualmente parlando, erano morti nelle loro colpe e nei loro peccati (Efesini 2:1). Il peccato entrò nel mondo, che fu maledetto, e tutti gli esseri viventi dovettero anche morire una morte fisica.

Il peccato che era entrato nella natura di Adamo ed Eva era trasferito a tutti i loro discendenti. Questo “peccato nella carne” non è la colpa per i peccati commessi, ma una forte inclinazione a fare la nostra propria volontà piuttosto che quella di Dio. Se seguiamo questa inclinazione, per esempio quando siamo tentati, commettiamo peccato.  Per aiutare il suo popolo a stare sulla retta via, Dio diede loro le leggi che esprimevano chiaramente la sua volontà.

Sfortunatamente, le persone erano incredibilmente deboli e nessuno riuscì a mantenersi puro dal peccato. Infatti, persino i migliori tra di loro di solito peccavano quotidianamente in pensieri, parole e azioni. In altre parole, tutte le persone erano colpevoli, e Satana poteva utilizzare questo come una lettera di accusa contro di loro, esigendo che loro morissero. (Romani 5:12) Nel tempio, la casa simbolica di Dio in terra, una cortina grande e spessa pendeva davanti al Luogo santissimo, simboleggiando il peccato nella carne che separava il popolo da Dio. Chiunque oltrepassasse la cortina sarebbe morto all’istante, poiché nessun peccato poteva resistere alla presenza di Dio.

Perdono tramite sacrifici

Dio, nella sua longanimità, diede alle persone una possibilità: sacrificando un animale senza macchia, le persone potevano ricevere il perdono. Una volta l’anno il sommo sacerdote poteva entrare nel Luogo santissimo, portando il sangue del sacrificio, e ottenendo l'espiazione per il popolo. Tramite il riversamento del sangue di un sacrificio innocente, poteva essere pagato il debito del peccato. (Levitico 17:11; Ebrei 9:22)

Il sangue degli animali non poteva però eliminare la radice del problema, il peccato nella natura umana. Dopo che i loro peccati erano stati perdonati, le persone continuavano a peccare, il che voleva dire che dovevano tornare e portare sacrifici nuovamente, anno dopo anno. Persino il sommo sacerdote non li poteva aiutare; lui stesso era un peccatore, e il sacrificio serviva tanto a lui quanto alle altre persone. (Ebrei 10:1-4)

Dio odiava questa terribile situazione. Il suo desiderio era di avere comunione con le persone e di salvarle. Lui cercava qualcuno che poteva guidare le persone fuori da questo circolo vizioso di peccato e perdono. Ma, nonostante il fatto che ci fossero persone giuste, timorose di Dio durante la storia, nessuna di loro era irreprensibile, e nessuna di loro riusciva a coprire il vuoto che separava Dio e l'umanità. Allora Dio mandò il suo proprio figlio per compiere la più grande opera nella storia. (Ezechiele 22:30; Isaia 41:28; Isaia 50:16; Isaia 63:5; Giovanni 3:16-17)

Gesù: un essere umano in ogni senso del termine

Gesù era il Figlio di Dio, ma Lui si “svuotò” volontariamente e divenne il “Figlio dell’Uomo” – un essere umano in ogni senso del termine, con la stessa natura umana come tutti noi. Questo voleva dire che Gesù fu tentato come lo siamo noi. Gesù era anche nato dallo Spirito di Dio, e questo Spirito lo accompagnò tutta la sua vita, dandogli la forza di portare a termine il compito per cui era stato mandato. (Luca 1:30-35; Filippesi 2:5-8; Isaia 61:1-3)

“Trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.” Filippesi 2:8. Gesù era un uomo che doveva imparare l’ubbidienza, perché, essendo uomo, aveva la sua propria volontà, il peccato nella carne, ed era tentato. Lì imparò a rinunciare a se stesso, “a prendere giornalmente la sua croce” e a mettere a morte quel peccato. Il risultato fu che non peccò mai. (Ebrei 2:18; Ebrei 4:15; Ebrei 5:7-8)

Quando Gesù parlò apertamente contro il peccato e contro l’ipocrisia delle guide religiose del tempo, parlò con autorità e convinzione. Ma dato che la morte sul peccato stava avvenendo nel suo uomo interiore, nascosto dalla vista delle persone, fu incompreso da quasi tutti i suoi contemporanei. Così tanto, che alla fine, fu arrestato e crocifisso. L’uomo puro, giusto, senza colpa morì come un criminale, punito per i peccati che non aveva mai commesso. Perché?

Espiazione  - e una via da seguire

Essendo senza colpa, l’unico essere umano in tutta la storia che era completamente puro e senza peccato, Gesù era l’unico che poteva coprire la separazione tra Dio e l'uomo, l’unico su cui Satana non aveva pretese. Era l’unico che non aveva meritato la morte, né fisica, né spirituale. Ma, seguendo lo scopo per il quale era venuto in terra, Gesù si offrì volontariamente. Fu crocifisso come il sommo sacrificio senza macchia. Morì come l’Agnello di Dio, l’espiazione per tutta l’umanità. Lui sopportò la punizione di tutti i nostri peccati, e morì, il giusto per l’ingiusto. (Romani 5:10; 2 Corinzi 5:21; 1 Pietro 3:18) Non morì solamente una morte fisica, ma sperimentò persino la separazione da Dio mentre era alla croce. (Matteo 27:46; Marco 15:34) Tramite questo sacrificio, tutti coloro che credono in Lui potranno ottenere il perdono.

La morte di Gesù alla croce del Calvario, sebbene sia uno degli eventi assolutamente più importanti e potenti mai avvenuti sulla terra, è in realtà solo parte della storia cristiana. Attraverso la forza dello Spirito che era con Lui sin dalla nascita, Gesù aveva "sofferto nella carne” rinnegandola e non cedendo alle inclinazioni a peccare che aveva nella sua natura da essere umano. In questo modo il peccato nella sua carne fu condannato e Lui “lo mise a morte”, "crocifiggendo” le passioni e i desideri. Quindi, sebbene fosse tentato, non peccò mai. (Ebrei 2:18; Ebrei 4:16)

Quando Gesù morì sulla croce, gridò “È compiuto!” In quel momento, ogni ultimo brandello di peccato che aveva ereditato nella sua natura umana era stato crocifisso, e il suo lavoro in terra era terminato. Quando Gesù morì, la pesante cortina nel tempio si squarciò da cima a fondo. Il debito era stato pagato; la via di ritorno al Padre era aperta.

La vittoria di Gesù sul peccato era anche una vittoria sulla morte. Lui non rimase nel sepolcro, ma resuscitò dalla morte con un corpo glorificato, contenente tutta la pienezza della natura di Dio stesso. Quaranta giorni dopo ascese in cielo, dove oggi è seduto al lato destro di suo Padre. (Filippesi 2:5-11; Colossesi 2:9)

Fratelli di Gesù!

Quindi in cosa erano diversi la crocifissione e il sacrificio di Gesù dai sacrifici e il perdono nel vecchio patto? Come fa la morte di Gesù a togliere il peccato nella nostra carne? Perché siamo ancora tentati? Questo è perché il perdono da solo non era l’obbiettivo finale della vita di Gesù, né è l’obbiettivo finale per un cristiano. Infatti, il perdono è solamente l’inizio. Gesù stesso lo indicò molto chiaramente: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua.” Luca 9:23.

Lo scopo di Gesù non era solamente di essere il sacrificio espiatorio per il peccato delle persone. Lui voleva dei discepoli, coloro che lo seguono. Non possiamo seguirlo nella morte alla croce sul Calvario, ma possiamo prendere la nostra croce quotidianamente!

Seguendolo su questa via, diventiamo suoi discepoli, e Lui ci mandò il suo Spirito Santo per darci la stessa forza che aveva Lui per vincere il peccato. Anche noi soffriamo nella carne, anche noi crocifiggiamo la carne con le sue passioni e i suoi desideri, anche noi mettiamo a morte "le opere del corpo" attraverso lo Spirito e anche noi rinunciamo al peccato, diventiamo "membri del Suo corpo", diventiamo fratelli di Gesù e diventiamo partecipi della natura divina! (1 Pietro 4:1-2; Galati 5:24; Romani 8:13; 1 Corinzi 12:12-14; Ebrei 2:11; 2 Pietro 1:2-4)

La morte di Gesù alla croce del Calvario era il culmine della sua incredibile opera d’amore per noi. Tramite la sua morte riconciliò con Dio coloro che credono in Lui, e tramite la sua vita aprì una via di ritorno al Padre per coloro che lo seguono. Attraverso la morte sul peccato, Gesù conquistò la morte. (Ebrei 2:14-15) Tramite la sua vita ci diede vita. Possa il suo sacrificio non essere vano – che possa Lui avere molti discepoli, di cui non si vergogna a chiamarli i suoi fratelli!