La dottrina che porta alla libertà dal peccato

La dottrina che porta alla libertà dal peccato

Scritto da: Ruben Ellefsen | Pubblicato: martedì 16 luglio 2013

Una vita senza peccare?! Tutti i cristiani e probabilmente molte altre persone sarebbero senza dubbio d'accordo che senza peccato, il mondo sarebbe molto migliore. Ma quand si tratta di trovare personalmente una via per uscire fuori dal peccato, si è molto meno d'accordo. Se poi, si chiede alla gente se crede che la via sia possibile, temo che solamente pochissime persone affermeranno di aver trovato la soluzione.

Su una piccola isola in Norvegia quest'estate, alla riunione dei giovani ragazzi della Brunstad Christian Church, ho incontrato un giovane che può testimoniare di questa vita.

«Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa; e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.» Rom. 6,17-18

Questi due semplici versetti sono stati il tema principale della riunione di questa giornata. Il desiderio di essere "liberati dal peccato" è relazionato alla condizione per ottenerlo, cioè "ubbidienza alla forma d'insegnamento." Ma cos'è esattamente questa forma di insegnamento?

Possiamo dare uno sguardo a cosa ci sia alla base della dottrina leggendo all'inizio dello stesso capitolo. "Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?" Dunque, essere "morti al peccato" è una cosa fondamentale. Leggiamo di nuovo in versetto 11: "Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù."

"Morti al peccato, ma viventi a Dio" sembra una bella, forma di insegnamento cristiana, ma come lo applichi nella pratica?  Ho chiesto tre giovani sulla differenza che fa nelle loro vite quotidiane:

William Bernhardsen (32), Bergen, Norvegia
"Il fatto che posso considerarmi morto al peccato e vivente a Dio nella mia vita giornaliera vuol dire tutto per me. Per esempio, magari sono in una situazione dove vengo tentato ad essere sospettoso a causa di quello che qualcuno ha detto. Le reazioni che si elevano dentro di me mi impedirebbero di vivere nel modo in cui vorrebbe Dio, che è il mio desiderio più grande. Pertanto, afferro ed odio la cattiva tendenza nella mia natura ad essere sospettoso. Quindi invece di lasciare che la tentazione si sviluppi nei miei pensieri, nelle mie parole o nelle mie azioni, mi considero morto al peccato e vivente a Dio pregando a Lui per lo Spirito di sapienza e rivelazione così da riuscire a vedere come poter camminare nelle buone opere, che sono preparate per me esattamente lì in quella situazione (Ef. 2:10). Allora vinco sul peccato e posso vivere la vita che Dio vuole che io viva.
"In questo modo le situazioni che incontro mi portano a vedere di più della mia cattiva natura umana. In tal modo Dio mi rende più piccolo ai miei propri occhi e la mia forza umana viene annientata; quello che "so e so fare". E allo stesso tempo succede qualcosa di meraviglioso:  Divento molto forte mediante la fede in Lui. Ricevo pace, gioia e riposo nella situazione."

Kenneth Vedvik (32), Tønsberg, Norvegia
"Questo mi aiuta in tutte le diverse situazioni - a lavoro, nella mia famiglia, ovunque. Considerarmi morto al peccato è la soluzione quando sento di aver raggiunto i miei limiti. Per esempio, è facile dire cose in modo duro. Lì posso considerarmi morto al peccato rinnegando le tendenze che sono nella mia natura, ed essere piuttosto reso vivo a Dio nell'essere buono e nel dire cose in modo gentile. Dovunque c'è qualcosa da rinnegare, c'è anche qualcosa da vincere: una gioia immediata nel mio cuore, pace, felicità e gratitudine per la situazione esattamente nel modo in cui Dio l'ha preparata per me."

Geir Eriksen (30), Eiker, Norvegia
"Nella mia vita quotidiana, questa forma d'insegnamento vuol dire che io posso fare qualcosa contro le mie cattive tendenze, e invece posso mostrare la vita di Gesù in quello che faccio. Per esempio, pensando bene degli altri è un bel modo per considerarmi vivo per Dio. Posso pregare per loro quando si trovano in situazioni diverse. Allora vedo le mie proprie prove nella prospettiva giusta, e di solito non sono grandi come avevo pensato all'inizio."

Mi colpisce che questi tre ragazzi hanno sperimentato che questa via che conduce ad una vita senza peccato, di fatto funzioni. Allo stesso tempo, capisco che il successo o il fallimento per chi la percorre dipende dalla sua buona volontà a prendere decisioni dolorose e che vanno contro la propria volontà se di fatto si vuole ricevere l'invito di Gesù in Matteo 19:20 a divenire perfetti.

"Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna." Romani 6:22

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