La tua terra promessa – conferenza in Israele

La tua terra promessa – conferenza in Israele

Scritto da: La redazione | Luogo: Tel-Aviv, Israele | Pubblicato: venerdì 22 ottobre 2010

ISRAELE: 300 persone che credono tutte di essere parte dell’Israele spirituale, figli di Abraamo secondo la fede e che quindi credono in una ”terra promessa” personale.

Ma in cosa consiste questa ”terra promessa” personale? Io sono uno delle oltre 300 persone provenienti da una decina di paesi che hanno preso parte alla conferenza d’ottobre nella ”terra promessa” Israele.

“Devi credere che Dio farà un lavoro straordinario nel tuo interiore. Che cos’è che vuoi? Se vuoi, allora quest’opera avverrà in te!” È così che Kåre J. Smith apre la conferenza in Israele, che viene tenuta in un kibbutz fuori Tel Aviv. Smith continua così:
“Dio ci vuole avere interamente in suo possesso. Non deve essere così che sei ancora attratto dal mondo esteriore dopo che hai scelto Gesù!”


La terra promessa


La terra d’Israele è sulla bocca di tutti quasi ed è chiamata spesso come ”La terra promessa”. L’espressione viene dalla Bibbia, dove Dio stesso promette la terra ai giudei. ”Soggiorna in questo paese e io sarò con te e ti benedirò! Perché io darò a te e alla tua discendenza tutti questi paesi e manterrò il giuramento che feci ad Abraamo tuo padre”, dice Dio in Gen.26,3. Anche in diverse altre parti del Vecchio Testamento è descritto il territorio di cui si parla. Ma com’è per noi che siamo figli di Abraamo secondo la fede? Abbiamo anche noi una ”terra promessa”?
 

Eletto tra milioni di persone

Pensa che lui mi ha eletto tra milioni di persone!

Synøve Østgård, una giovane donna di 42 anni di Drammen (Norvegia), è in Israele per la prima volta e racconta che in genere lei non è così interessata nelle attrazioni e nei siti turistici ricchi di storia. Al contrario, quando le chiedo della sua ”terra promessa” personale non ha dubbi:

“La speranza di essere trasformata, questa è la mia terra promessa!” Synøve è chiaramente entusiasta per la sua vocazione celeste. “La conferenza era una scelta del tipo “o una cosa, o l’altra”, racconta ancora. Bisogna servire Dio da un cuore integro!

Non è difficile per Synøve dimostrare la sua gratitudine e commozione per le riunioni che ha appena potuto sperimentare.

“Mi sono resa conto che ho tutte le possibilità! È fantastico! Sono molto commossa. Pensa che lui mi ha eletto tra milioni di persone!”, esclama lei e spiega come sia felice per le possibilità che Dio le ha dato di seguire Gesù in questa vita.

A lungo affamato

Incontro pure Zvi Okun che ha vissuto tutta la sua vita in Israele, e che è uno dei pochi che fanno parte della Brunstad Christian Church in questo paese. Per lui e la sua famiglia è un momento solenne e festoso quando ci sono le riunioni con più di 300 amici che sono venuti nel proprio paese.

“Quando uno è stato affamato a lungo e gli viene offerto del cibo, allora se ne prende quanto più si riesce!” risponde metaforicamente alla domanda su come sia per lui incontrare tanti suoi amici e ascoltare la predicazione del vangelo in terra israeliana. 

I giovani sperimentano il risveglio quando sono alla conferenza in Israele”, dice Zvi. Questo diventa ancora più chiaro per me quando più tardi incontro il ventenne norvegese Paul Sigurd Espegard da Drammen. Al contrario di molti giovani del luogo da cui proviene, lui ha scelto di vivere una vita personale con Cristo. Proprio per questo ha scelto pure di venire in Israele già adesso che è ancora giovane. ”Ho desiderato vedere qualcosa personalmente. Quando vedo me stesso, allora posso migliorare! Quanto più vedo, tanto più posso purificarmi”. Lui racconta di essere felice di essere attento a cose di cui si deve liberare nella sua vita, e che la purificazione avviene lavorando proprio con queste cose.

Nel corso del nostro colloquio lui fa spesso riferimento alla Bibbia. La parola di Dio è stata un’arma di cui ha bisogno per vivere questa vita Tra gli altri cita Geremia 23,29: ”La mia parola non è forse come un fuoco e come un martello che spezza il sasso?

Noi siamo un popolo eletto, e quando ci troviamo in una terra eletta, è qualcosa di speciale." Aaron Fernandez ha tre anni in più di Paul Sigurd e viene da tutt’altra parte del mondo, precisamente dall’India, ma per questo lui non è meno entusiasta. ”Giorno dopo giorno sono crocifisso con Cristo. Questo significa vivere nella terra promessa!”, sorride e fa riferimento alla lettera ai Galati 2, versetto 19.

 

Insieme questi due costituiscono solo una piccola parte dei giovani che sono venuti alla conferenza per ascoltare la parola di Dio e sperimentare la terra promessa, sia fisicamente che spiritualmente. “Perché è un’occasione speciale risvegliarsi per la propria vocazione quando si è in Israele”, ritiene Zvi.

Esperienze di significato eterno

Le virtù sono la mia terra promessa. I nemici sono il mio egoismo.

Alla conferenza trovo persone che si trovano nelle più svariate situazioni della vita. Giovani, anziani, sposati e non sposati; un conglomerato di nazionalità, culture e circostanze di vita. Tra tutti questi incontro Jochen e Elise. Lui è tedesco, lei norvegese e vivono in Norvegia coi loro due bambini. Hanno trovato chi bada ai loro figli e quindi sono andati in Israele per vivere delle esperienze di significato eterno.

“Questo dà un'altra visione sulle circostanze familiari”, conclude Jochen. Ritiene che è importante sperimentare tali cose come coppia. ”Genera comunione tra i coniugi.”

Continuo la conversazione chiedendo la stessa cosa che ho chiesto a tanti altri: “Qual è la tua terra promessa?”
“Le virtù sono la mia terra promessa. I nemici sono il mio egoismo”, risponde decisa Elise.

Sono d’accordo che sono le virtù descritte in Galati 5,22 ad essere la loro terra promessa: ”Il frutto dello spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo.” Loro hanno fede che questa parola si addica a loro.

Infatti in ciò che è nulla Dio può fare quello che desidera