Dieci lezioni che ho imparato dal cancro

Dieci lezioni che ho imparato dal cancro

Scritto da: David Stahl | Luogo: Syracuse, NY, USA | Pubblicato: mercoledì 3 febbraio 2016

Avevo 46 anni ed ero padre di 8 figli quando mi fu diagnosticato un tumore esofageo, in quanto a possibilità di sopravvivenza uno dei peggiori tipi di cancro negli Stati Uniti. La mia vita è stata messa sottosopra in un momento.

I mesi precedenti questa notizia le cose andavano a meraviglia. Avevo appena conseguito la Laurea Specialistica un paio di mesi prima, e così ero riuscito ad ottenere un miglior posto di lavoro nell'ospedale dove lavoravo e guadagnavo di più. Mia moglie ed io avevamo appena ricevuto il nostro ottavo figlio, un bellissimo maschietto. Ero attivamente impegnato nella chiesa per quanto più potevo. Nel complesso era una vita intensa, ma felice, non c’era nulla che avrei desiderato altrimenti.

Poi, nel marzo 2007, ho iniziato ad avere qualche fastidio, come problemi nel deglutire e singhiozzo. Tutto questo era strano, ma i tanti impegni in cui vivevo (sempre di corsa), avevo poco tempo per pensarci persino su. Ma i sintomi peggioravano: per un’intera settimana non mangiai nulla, ma mi sentivo come se avessi mangiato un’abbondante cena natalizia. C’era assolutamente qualcosa che non andava. Fissai un appuntamento col mio medico di base, e ben presto mi fu diagnosticato un tumore all'esofago al terzo stadio.

Si rivelò che questa strana, terribile malattia avesse tanto da insegnarmi.

Controllo? Un’illusione

La prima lezione aveva a che fare col controllo. Improvvisamente divenne molto chiaro per me che è una totale illusione pensare di avere il controllo della nostra vita. Non lo abbiamo. In un minuto la mia vita fu messa sotto sopra in una maniera scioccante.  Il cancro non si era presentato prima nella mia famiglia, ed era sempre qualcosa di cui si ammalavano gli altri - non io. Era come se la mia vita avesse preso una direzione verso sinistra e che Dio adesso, in un attimo, cambiasse completamente la direzione verso destra. Era un’inversione a 180 gradi, ed era la volontà di Dio.

Quanto dura un “vapore”?

E poi c’era la morte stessa. Quella era la seconda lezione. Siamo veramente molto deboli, persino quando siamo al massimo delle nostre forze, e sta scritto in Gm. 4:14 che la nostra vita è come un vapore. Sì, dopo la prima diagnosi mi sentii come se fossi sospeso tra cielo e terra; ero ancora nel mondo dei vivi, ma non vi appartenevo più, perché la morte si era avvicinata molto. Ho imparato che la vita è breve, molto breve, e che ogni giorno deve essere utilizzato per il Signore.

“Non molto”: un pensiero che fa riflettere

La terza lezione era piuttosto scioccante. Quando senti di stare sull’orlo dell’eternità, la tua vita ti si ripresenta nei minimi dettagli. Divenne molto chiaro per me che per Dio valesse soltanto la vita in Cristo, il punto fin dove ero arrivato in quel momento. Non importava quello che gli altri pensassero di me o quello che avevo fatto, quanti soldi avevo guadagnato, o persino tutto il bene che avevo fatto. Lui voleva solo una cosa e nient’altro: la vita di Cristo in me, essere come Gesù, avere le sue virtù. Allora mi sono chiesto: quanto avevo raggiunto fino a quel momento, e sono arrivato alla conclusione: non molto. Questa era un’intuizione molto buona, che faceva riflettere, e un vero e proprio campanello d’allarme per me.

Solo mediante la preghiera

Una settimana dopo, gli interventi più pesanti e più urgenti per rimuovere il cancro erano stati fatti. Si rivelò che avevo un tumore delle dimensioni di un limone nel mio addome.  Mentre mi trovavo in un letto dell’ospedale, mi fu detto che avevo circa il dieci-quindici per cento di probabilità di sopravvivere per altri cinque anni –  ma dovevo accettare di essere sottoposto alle più pesanti cure di chemioterapia e radioterapia esistenti. Improvvisamente divenne chiaro per me che se fossi riuscito a superarla, questo sarebbe avvenuto esclusivamente grazie alla preghiera. Questa fu la mia quarta lezione: la forza della preghiera. Non sottovalutare mai la forza della preghiera. Può fare miracoli.

La vita non ruota attorno a me

Divenne pure chiaro per me che dovevo sottopormi a questi trattamenti, indipendentemente da quanto fossero difficili o duri. Mentre mi trovavo lì, mi resi conto, con una moglie e otto figli, che non riguardava solo me. Sì, io, che per quasi tutta la vita non mi ero quasi mai ammalato, dovevo sottopormi a questi trattamenti, che mi avrebbero portato alle porte della morte e ritorno, e questo non era certo per me, ma per gli altri. La vita non ruota attorno a me. Questa fu la mia quinta lezione.

Sono molto amato

La sesta lezione era su quanto fossi amato dalla mia famiglia e dai membri della chiesa. Spesso ci prendiamo cura gli uni degli altri, ma non siamo così bravi nell’esprimerlo. In ogni caso, nella mia situazione c’erano tante persone che mi mostrarono di volermi bene, sia con parole che nei fatti. Ho ricevuto tantissime cartoline che scaldavano il cuore, e-mail e parole costruttive, e molti hanno aiutato la nostra famiglia nelle cose pratiche. Era incredibile che, col progredire del mio trattamento e man mano che diventavo sempre più debole, i cristiani radicati nella parola di Dio, predicavano esattamente la parola di Dio di cui avevo bisogno, e questo mi faceva andare avanti. Come sapessero quello che mi servisse, non lo so. Spesso era solo un commento in una breve conversazione, ed era esattamente il giusto incoraggiamento. Probabilmente erano ignari dell’effetto che avevano, ma era enorme.

Se Dio ti vuole chiamare all’ordine, lo può fare

Allora dovetti imparare a sottomettermi alla volontà di Dio, questa fu la lezione numero sette. Mi veniva in mente come Dio aveva voluto avermi in quel letto d’ospedale a 46 anni, quindi sarei rimasto lì fino a quando Dio lo avrebbe voluto. Ogni giorno rimuovevano un tubicino (ero collegato a otto tubicini dopo il mio intervento chirurgico), uno dopo l’altro, finché ero libero da tutti. Per quanto riguarda la mia situazione avrei potuto inveire quanto volevo, ma Dio avrebbe seguito la sua via con me. Era una scelta molto migliore rimettermi nel piano di Dio con la mia vita. Quindi, nonostante non fosse molto piacevole essere coricati in quell'ospedale, potevo essere felice lì e me ne sarei andato da lì quando Dio lo avrebbe voluto, e non prima.

Parte di questa settima lezione era questo:  se Dio ti vuole chiamare all’ordine, lo può fare. Sono sempre stato una personalità: spinto, risoluto ed energico, forse troppo. Se Dio vuole che tu ti prenda tempo per riflettere, ti può far ammalare. E così avevo molto tempo per pensare, moltissimo tempo.

“La cosa migliore” – non è sempre evidente

Poi arrivò l'ottava lezione: che tutte le cose cooperano al meglio, come scrive Paolo in Rm. 8:28. Prima che mi ammalassi di cancro avrei probabilmente detto che la cosa migliore per me sarebbe stata di guadagnare più denaro, o di avere più tempo per la mia famiglia, o più tempo per dormire (cosa molto rara quando si hanno tanti bambini piccoli). Ammalarmi di cancro non era in cima alla mia lista di quello che pensavo fosse “la cosa migliore” per me. Ma Dio, nella sua infinita saggezza, sapeva che la cosa migliore per me era di ammalarmi di questa terribile malattia. Mi fece capire meglio cosa significhi in realtà la vita e operò come collante per la mia famiglia e la chiesa, quindi era per il meglio.

Prove? Una questione di prospettiva

La nona lezione riguardava le tante prove che incontriamo. Sì, forse abbiamo delle prove terribili come una gomma bucata sulla strada verso il lavoro, o la pioggia durante un fine settimana di campeggio, o una bevanda che si riversa sul tavolo. Queste sembrano sul momento delle grandi prove, ma in realtà non significano nulla se le confronti con tutta la tua vita. Quando ti trovi a lottare per la tua vita in un letto d’ospedale allora è una prova. Se devi vomitare per l'avvelenamento (o se hai appena avuto una infusione di chemio), questa è una prova. La nona lezione può essere riassunta in un’unica parola: prospettiva.

Vivere

La decima lezione è molto semplice: è bello vivere, sia che la macchina sia rotta o che il tetto perda, o se non c’è per nulla un tetto, perché è volato via con un uragano. Sono semplicemente grato di vivere. Questo è tutto quello di cui ho bisogno per avere una buona giornata.

Attraverso le situazioni della vita Dio ha molto da insegnarci, e sta scritto che ci apre gli orecchi mediante la sventura (Giobbe 36:15). Le mie orecchie furono aperte in questa situazione di crisi. Erano spalancate e, anche se è stata un’esperienza difficile, sono sempre grato per tutte le lezioni che ho imparato.