FGAT: Un acronimo per la felicità

FGAT: Un acronimo per la felicità

Scritto da: Roshini Sacra | Pubblicato: giovedì 25 maggio 2017

Quando sono sopraffatto, mi fermo e esamino me stesso. Perché sono sopraffatto? Che cosa sto cercando di affrontare? È in effetti affar mio trovare una soluzione ai problemi che vedo?

Farmi gli affari miei è qualcosa a cui lavoro ogni giorno. Ma mi rendo conto che spesso non riesco, e guardando indietro il commento che faccio a me stesso è, “Dovevi farti gli affari tuoi”, oppure “non sono (erano) affari tuoi.” In altre parole, per quanto sembra dura, la verità è che ero stato ancora un ficcanaso.

“Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perché si immischia nei fatti altrui”. 1 Pietro 4:15.

È un "hobby” pericoloso

È interessante che i ficcanaso sono menzionati nella stessa frase con i ladri e persino gli assassini. Il dolore provocato da un ficcanaso ha conseguenze di vasta portata, sebbene non sia sempre così palese. I ficcanaso hanno rotto amicizie, piantato diffidenza, rovinato autostima, distrutto vite – la lista continua.

La maggior parte di noi, in un certo momento della propria vita, si è trovato nella posizione di ricevere un trattamento simile e di aver sperimentato il dolore che provoca. E la cosa triste è che anche noi abbiamo probabilmente inflitto lo stesso al nostro prossimo.

Un ficcanaso è spesso ben intenzionato e l'essere ficcanaso si nasconde dietro buone intenzioni e vera cura, rendendolo molto difficile da notare e forse persino da ammettere. Posso presumere di sapere quello che pensa un’altra persona o cosa abbia motivato le sue azioni sulla base di quello che vedo o sento o che penso di capire. La verità è che solamente Dio riesce a vedere nel cuore del mio prossimo e quando provo ad intervenire, o più precisamente interferisco, posso finire lontano dall’obiettivo. Gesù non giudicò da quello che vedevano i suoi occhi, né da quello che udivano le sue orecchie, ed è affar mio assicurarmi che io segua le sue orme.

“Respirerà come profumo il timore del Signore, non giudicherà dall'apparenza, non darà sentenze stando al sentito dire”. Isaia 11:3.

Che cosa vuol dire farmi gli affari miei?

Farmi gli affari miei non vuol dire che divento un osservatore passivo o una persona senza spina dorsale facilmente calpestabile.  Né vuol dire che non mi impegno in questioni importanti.

Farmi gli affari miei vuol dire che vengo direttamente coinvolto nell’ascoltare cosa sia la cosa giusta per me da fare quando Dio parla al mio cuore. Quando sento la necessità di mettere qualcosa al suo posto, invece di dire qualcosa immediatamente e "di battere il ferro quando è caldo”, imparo che di solito la cosa migliore da fare in quel preciso istante per me è tenere la mia bocca chiusa ed esaminare me stesso. Perché devo immediatamente dire qualcosa? Sono offeso? Sono spinto da pura curiosità per saperne di più? È un motivo egoistico che mi spinge? Forse voglio semplicemente essere la prima persona ad allungare un braccio per aiutare, e forse non sono esattamente la persona migliore per farlo in quel preciso momento. Qui è dove imparo ad essere zitto e attento prima a quello che Dio vuole mostrami di me stesso. Allora forse riesco ancora ad allungare un braccio ed aiutare – ma in vera bontà e altruismo. E altrettanto spesso trovo infatti che è meglio che io rimanga in silenzio e preghi piuttosto per la persona o la situazione.

E gli altri?

Non sono affari miei.

E quando dicono cose su di me?

Credo in un Dio che ama, che giudica giustamente e permette che io possa sperimentare solamente quello che riesco a sopportare. (1 Corinzi 10:13; Romani 8:28)

Se inizio a ragionare in modo diverso, persino se sono io la persona in questione, inizio a immergermi nei loro affari e apro la mia mente ad un dolore e una tristezza inutili. Pensieri giudicanti, una bassa autostima, il cercare il proprio interesse, invidia, rabbia, rancore – ogni cosa cattiva entra a fiumi! Diventa un caos!
“Infatti dove c'è invidia e contesa, c'è disordine e ogni cattiva azione”. Giacomo 3:16.

Quali sono gli affari miei?

I miei affari sono di assicurarmi che la mia vita sia in ordine secondo la Parola di Dio.

“O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?” Michea 6:8.

Quando mi faccio gli affari miei, riesco ad essere buono con gli altri. Sono spronato ad esaminare i miei pensieri e le mie azioni – sono piacevoli al salvatore della mia anima? Sono più sintonizzato con i bisogni di coloro che mi sono intorno, esattamente dove sono stato posto. A volte è semplicemente un sorriso. Trovo che il mio cuore è aperto verso le persone e che posso dare tutto quello che sono e quello che ho a servizio e per il bene di coloro con cui Dio mi mette in contatto, specialmente per i fratelli nella fede. (Galati 6:10) Questo è tutto quello che Dio opera nel mio cuore quando mi faccio gli affari miei.

Una chiave per la felicità

La vera felicità viene solo quando vivo solamente davanti al cospetto di Dio – lontano dalle lodi e dalle critiche degli altri, libero dagli uomini in tutti i sensi del termine.

“Tu m'insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.” Salmi 16:11.

I miei affari sono tutto quello che riesco a gestire – niente di più e niente di meno, tutto quello per cui ho grazia, tutto quello per cui darò conto alla fine della mia vita. 

Farsi gli affari propri è la chiave per una vita di felicità.