Perché ho deciso di essere un discepolo

Perché ho deciso di essere un discepolo

Scritto da: C. Turner | Pubblicato: giovedì 10 dicembre 2015

Un discepolo è qualcuno che sempre e in ogni situazione della vita sceglie di fare la volontà di Dio piuttosto che la propria volontà. (Luca 22:42)

Gesù disse “…non la mia volontà, ma la tua sia fatta.” Luca 22:42 Sceglierai una vita simile?  A questo puoi rispondere solo tu, ma questo è il motivo per cui l’ho fatto io. Questo è perché ho scelto di essere un discepolo.

Il primo passo

Quando ero più piccolo ho partecipato a una gita di un fine settimana con il gruppo dei ragazzi della mia chiesa. Abbiamo giocato a calcio e abbiamo fatto il falò, e la sera abbiamo ascoltato le storie della Bibbia.

Il sabato sera eravamo seduti in cerchio e abbiamo ascoltato una guida parlare con forza del vivere per Gesù. Dopodiché hanno chiesto se qualcuno di noi ragazzi volesse dire qualcosa. Immediatamente un mio amico, un paio di anni più grande di me, è balzato in piedi, ma invece di dire qualcosa chiese che si pregasse per lui.

Non direi che fossi un discepolo, ma nella semplicità infantile avevo posto un primo mattoncino nel fondamento di una vita cristiana.

Dopo di lui anche altri fecero la stessa cosa, uno dopo l’altro chiesero che si pregasse per loro. Divenne ben presto un incontro di preghiera.

Non ero così sicuro in cosa consistesse tutto questo, ma sentivo che era un'occasione speciale che non volevo perdere. Chiesi ad una delle guide di pregare con me: “Ti prego aiutami a vivere per Gesù, non capisco molto adesso, ma aiutami a farlo quando lo capirò.” Non voglio dire che fossi un discepolo, ma avevo posto un primo mattoncino nel fondamento di una vita cristiana. Visto che quel primo mattone, quella decisa intenzione, non è stata più rimossa o modificata, avrà un significato eterno.

Ma poi sono cresciuto…

Da giovane adolescente ho capito che non ero un ‘persona così buona’ come avevo pensato. Perdevo facilmente le staffe, ero incredibilmente arrogante e iniziavo a fare il bullo.

Credevo che i miei peccati fossero perdonati, ma da giovane adolescente mi sono ritrovato a fare cose che sconcertavano quelli che mi stavano attorno ed ero tormentato da pensieri impuri dei quali mi vergognavo. Questo mi faceva arrabbiare. Non volevo peccare, ma sentivo come se non potessi farci nulla. Mi venne un rancore personale contro Satana, per il fatto che mi ritrovavo a fare e pensare cose delle quali mi pentivo. Allora decisi che qualsiasi cosa fosse successa non avrei mai deliberatamente fatto qualcosa o permesso ai miei pensieri di andare in una direzione che sapevo essere sbagliata. Questo ero più o meno il mio modo di vendicarmi contro Satana.

Allora decisi che qualsiasi cosa fosse successa non avrei mai deliberatamente  fatto qualcosa o permesso ai miei pensieri di andare in una direzione che sapevo essere sbagliata.

Ricordo chiaramente che questa decisione mi ha dato un’enorme e inaspettata sensazione di pace. Mi ritrovavo ancora a fare cose di cui mi pentivo dopo, ma non mi sentivo condannato e tagliato fuori da Dio. Piuttosto sentivo una tristezza che mi portava più vicino a Dio. (2 Corinzi 7:11) Credo di essere inciampato in uno dei grandi misteri del vangelo: “Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.” Romani 7:20. 'Io' volevo qualcosa di diverso dal ‘peccato che abita in me’.

Ho pregato con fervore che potessi liberarmi dal peccato che trovavo in me. In particolare, mi sentivo legato da pensieri impuri, in parte perché la differenza tra la tentazione e il peccato nei miei pensieri non mi era così chiara. Ma poco a poco, ho ricevuto fede che fosse possibile per me giungere alla vittoria su alcuni di quei peccati che avevo trovato abitare in me.

Una grande decisione

Quando avevo circa quindici anni sono andato ad una conferenza cristiana dei giovani nel Somerset in Inghilterra. Avevo sperimentato un poco che cosa significasse avere vittoria sul peccato in un’area, ma desideravo qualcosa di più. Ascoltando la conferenza ho ottenuto la fede che fosse possibile, attraverso l’obbedienza allo Spirito, giungere ad una vita di completa vittoria sul peccato. Non tutto il peccato che abita in me in una volta, ma passo dopo passo man mano che vengono le tentazioni e io inizio a vederne una parte. Ero già a conoscenza della vittoria sul peccato, e del peccato che abitava in me e del quale non ero ancora consapevole, ma che sapevo Gesù mi avrebbe rivelato se lo avessi seguito nelle sue orme. Giunsi alla fede che se mi fossi dato completamente a Dio in ogni circostanza per fare la sua volontà, sarei giunto ad una vita di vittoria su ogni cattiva tentazione. (2 Corinzi 2:14)

"… non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.”  Se scelgo la volontà di Dio invece della mia volontà nel momento della tentazione, allora non è vero questo? ‘Io’ (la mia volontà) non vive più.

Gesù disse, “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua.” Luca 9:23. Questa ‘croce giornaliera’ è dove sono negati tutti i desideri a peccare e che possono essere ‘messi a morte’ prima di commettere il peccato. Paolo lo spiega così: “Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri.” Galati 5:24.

Il versetto che ho conservato con me dopo quello che ho sentito quel fine settimana è stato, “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me.” Galati 2:20.

“Io sono stato crocifisso con Cristo…” Per fede, sto morendo insieme a Gesù. Non morendo fisicamente, ma morendo al peccato.

"… non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.” Se scelgo la volontà di Dio nel momento della tentazione, invece della mia volontà, allora non è vero questo? ‘Io’ (la mia volontà) non vive più. Invece, Cristo vive in me. Alle mie tendenze peccaminose naturali non viene dato alcuno spazio per crescere e svilupparsi. Ho scelto la volontà di Dio e sto morendo al peccato. Questa è stata la testimonianza di Paolo e adesso diventerà pure la mia testimonianza..

Perché sono un discepolo

Non sentivo che peccare fosse qualcosa che volessi fare, ma dovevo arrendermi se volevo diventare un discepolo. No, il desiderio di essere libero dal peccato è stato il motivo per cui sono diventato un discepolo! Mi sono reso conto che la mia ‘volontà propria’, i miei desideri, le mie passioni e concupiscenze erano corrotte e che cedere a loro avrebbe generato una perdita eterna sia per me che per chi mi stava attorno. Per questo ogni giorno, in ogni situazione della vita in cui trovo qualcosa del mio egoismo, scelgo di fare piuttosto la volontà di Dio.

… ho visto una gloriosa opportunità di diventare completamente libero dal peccato durante la mia vita, e l’ho afferrata con entrambe le mani.

Ci sono molte cose per cui mi rallegro, come la vita eterna, conoscere Gesù e la comunione con i santi. Ma per me, la ragione per cui ero disposto a rinunciare interamente e completamente alla mia volontà propria in ogni aspetto della vita, era perché ho visto una gloriosa opportunità di diventare completamente libero dal peccato durante la mia vita, e l’ho afferrata con entrambe le mani.