Persone o Dio: A chi cerco di piacere?

Persone o Dio: A chi cerco di piacere?

Scritto da: Ellie Turner | Luogo: Didcot, England | Pubblicato: domenica 6 marzo 2016

Sono sempre stata una persona laboriosa e autonoma. Ma quando ho iniziato il mio primo lavoro, perché sentivo un costante disagio e una costante pressione per raggiungere qualcosa? Quali erano le mie reali motivazioni dietro a questa buona etica del lavoro?

Fare una buona impressione

Sono seduta al lavoro.
Completo il mio lavoro prima della scadenza. Tutti devono saperlo.
Faccio un errore. Cerco di coprirlo.
Il mio capo entra in ufficio. Improvvisamente lavoro più intensamente.

Le prime settimane del mio primo lavoro sono iniziate in questo modo. Come la maggior parte delle persone, volevo fare una buona prima impressione. Lavoravo duramente e imparavo quanto più possibile e il più velocemente possibile.
Ma non passò molto tempo prima che si insinuassero dei pensieri come, “Se lavoro veramente duro, allora mi noteranno,” e “Sanno veramente quanto lavoro  faccio?” Il mio “buon lavoro” era contaminato da questi pensieri orgogliosi e la mia felicità dipendeva dal ricevere elogi per il lavoro che facevo.

Il riconoscimento per il mio lavoro era diventato velocemente una necessità. La gente doveva apprezzarmi.

Mai soddisfatta

Man mano che passava il tempo mi sentivo sempre più infelice. Perdevo il mio tempo analizzando la reazione delle altre persone nei miei confronti. Questo aveva creato una pressione e inquietudini interiori che sembravano crescere sempre di più. Quanto più miglioravo al mio lavoro, tanto più avevo bisogno di elogi. Non ero mai soddisfatta.

Spesso utilizzavo il tempo di viaggio dal lavoro a casa per pregare per gli altri. Adesso mi ero riempita di pensieri su me stessa e su come gli altri mi avessero percepita. Ero diventata completamente egocentrica. Volevo fare il bene, ma ero consumata dai pensieri su me stessa. Ripensandoci ora, mi rendo conto che in mezzo a tutto il mio duro lavoro la mia vita ruotava attorno a me, il mio nome e il mio onore.

“Come per il Signore”

Una domenica mentre ero seduta in chiesa, i miei pensieri tornavano al loro argomento preferito. Me stessa. Che cosa avrei fatto e detto il lunedì mattina? Per me era essenziale ricevere il riconoscimento che mi “meritavo.” Chi parlava citò il versetto, “E qualunque cosa facciate, fatelo di cuore come per il Signore e non per gli uomini.”  Colossesi 3:23. Non appena fu letto il versetto, ritornai d'un colpo alla realtà. Improvvisamente mi colpì. Come per il Signore e non per gli uomini! Questa è la chiave!

Dov’era stato Dio in tutti questi pensieri e in tutto il lavoro che stavo facendo? A chi servivo in realtà?

Cercavo di "lavorare duro,” ma Dio era completamente scomparso dal quadro d'insieme. Vivevo semplicemente per gli uomini. Sebbene esteriormente apparivo così buona, non c’era alcuna vita interiore con Cristo. Non avevo la pace interiore.

Ogni cosa in onore a Dio

È stato allora che presi la decisione: In ogni cosa che faccio e nelle situazioni in cui mi trovo, scelsi di servire Dio. Io vivo davanti al suo cospetto. Non lascerò che i pensieri e i complessi di quello che gli altri pensino di me influenzino quello che faccio e come io agisca. Io vivo per Dio. Se c’è qualche onore dovuto a qualcosa che raggiungo, è Dio che dovrebbe avere l’onore. “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio.” 1 Corinzi 10:31.

Sono passati pochi istanti ed è saltato fuori un pensiero: “Domani, tutti si accorgeranno di una Ellie differente.” Non appena questo pensiero mi è passato per la mente mi resi conto che era spinto dal mio stesso orgoglio e l’ho eliminato immediatamente. Non ero d'accordo con quel pensiero. Sapevo quello che volevo. Volevo vivere completamente per Dio. 100%. Non ha alcuna importanza se i miei colleghi noteranno qualcosa o meno. Pregai a Dio di darmi forza cosicché questo orgoglio, questi pensieri di ricerca dell’onore non avrebbero più avuto spazio in me.

La battaglia contro la ricerca dell’onore era iniziata.

Quando questi pensieri cercano di farsi strada, adesso so che posso scegliere di non ascoltarli. Sì, i pensieri vengono ancora, ma posso rifiutare di farli rimanere. Posso mandarli via, e riempire piuttosto la mia mente con dei buoni pensieri. Improvvisamente ho di nuovo il tempo di pensare e pregare per gli altri.

Diventare liberi dalle persone

E adesso?
Sono seduta al lavoro.
Completo il mio lavoro prima della scadenza. Mi sposto felicemente verso il mio nuovo compito.
Faccio un errore. Mi umilio, sollevo la mia mano e ammetto l’errore.
Il mio capo entra in ufficio. Continuo col mio lavoro.

Quanto più continuo con questo, tanta più pace ho dentro di me. La vita diventa così semplice. Se Dio è felice, allora io sono felice. Fin quando quello che faccio è gradito a Dio, non fa differenza quali elogi ricevo o meno dalla gente. Quello che dicono o pensano gli altri di me non incide assolutamente sulla mia felicità. Sto diventando libera da loro.
So quanto può essere pesante la vita quando vivo per altre persone e non per Dio. Ma, so anche che c’è una via d’uscita da questa pesantezza, una via che porta alla vita e alla pace. Ringrazio Dio che ho trovato questa via!