Preservare una gioia incrollabile

Preservare una gioia incrollabile

Scritto da: Anne Marie Dime | Pubblicato: venerdì 9 dicembre 2016

Lavorando nel campo dell’assistenza ai clienti, incontro ogni tipo di persone con temperamenti diversi in un giorno.

Sono seduta dietro la mia scrivania; sono già le quattro del pomeriggio e ho quasi finito per oggi – manca solo un’ora. Oggi è andata perfettamente e sono sicura che questa sarà la fine di una giornata vittoriosa e senza stress. Essendo un organizzatore di eventi, alcune volte può essere molto stressante – trattare con i clienti tutto il giorno, con ogni piccolo dettaglio che deve essere programmato, e il successo di ogni evento che poggia sulle tue spalle. Ma oggi sembrava essere passato come una brezza leggera.

Un finale inaspettato

Il telefono squilla, molto probabilmente l’ultimo cliente che chiama nella giornata. “Concludiamo perfettamente questo giorno cercando di convincerlo a comprare i nostri servizi,” penso con entusiasmo. Prendo il telefono e rispondo con una voce amichevole e accogliente, ma tutto quello che sento dall’altro lato della linea è un uomo che grida e si lamenta. Non è contento e ci incolpa per un problema di un evento passato. Cerco di essere più calma che posso, ma sento che le mie emozioni si agitano dentro di me. Non mi dà neanche la possibilità di parlare, il che mi irrita ancora di più. Sono sempre più stanca e voglio iniziare a gridare pure io. Infine, il cliente è così arrabbiato che riaggancia.

Immediatamente sorgono pensieri di indignazione, “Questo era veramente troppo, come si può agire in maniera così aggressiva? Non aveva affatto buone maniere. Chi pensava di essere? Come poteva parlarmi in quel modo? Che cosa gli ho fatto?"

Cerco di essere più calma che posso, ma sento che le mie emozioni si agitano dentro di me.

Sento tanta inquietudine, è come se sto bollendo dentro. Tornando a casa, non riesco nemmeno a concentrarmi su qualcos’altro. Continuo a pensare a quello che ha fatto quel cliente, a come ha rovinato in effetti la mia giornata. “Questo è semplicemente inaccettabile,” mi dico. Avrei voluto concludere bene la giornata di vittoria, ma eccomi ad affrontare rabbia e irritazione che minacciano di manifestarsi dalla mia carne.

Mi sento veramente giù. A casa, mi sdraio sul letto e prego, “Caro Dio, tu hai visto quello che è successo oggi. Per favore aiutami in modo che possa vincere quella rabbia e tutti questi pensieri che si presentano per farmi giustizia. Per favore aiutami ad avere riposo e pace nel mio cuore.”

"E sono morta!”

La mattina successiva arriva e sono di nuovo al lavoro dietro la mia scrivania. Il cliente che mi ha chiamata ieri questa volta arriva di persona, urlando e lamentandosi, e immediatamente sento che la rabbia inizia a bollire dentro di me. Non posso lasciare che avvenga la stessa cosa di ieri! Quindi inizio a pregare nel mio cuore, “Caro Gesù, aiutami adesso! Questo è il momento, adesso mi devi aiutare veramente ad essere calma e a servire questo cliente con gioia.”
Mi viene in mente questa espressione da un libro sulla vita di una donna fedele chiamata Esther Smith: "E sono morta!” Questo è come diceva lei. E continuava spiegando: “È divenuta una rivelazione personale per me che in mezzo alle mie situazioni come moglie e madre, la soluzione per me era contenuta in questa unica semplice espressione: "E sono morta!” Invece di diffondere lamentele, insoddisfazione, autocommiserazione, ecc., potevo rinunciare a me stessa e morire a tutto questo. Questa è diventata una luce così chiara per me e mi ha reso molto felice. La cosa migliore che potessi immaginare in quel momento era di poggiare la testa sul cuscino. Così la morte di Cristo è diventata un cuscino sul quale potevo riposare da tutto ciò che proveniva dalla carne – da ogni agitazione, ansia, ecc. Se si presentava qualcosa, potevo pensare così: “Oh, che bello che posso entrare nel riposo e morire a tutto questo!”

E poi penso, “Sì! Questa è la risposta, questo è l’aiuto che ho bisogno di chiedere, questo è quello che devo fare!” Devo morire a me stessa; devo far morire questi pensieri che derivano dall'ira, dalla superbia. Devo rinnegare questi pensieri quando si presentano e non lasciare loro spazio per crescere, in modo che possano realmente morire. Allora, invece di cercare di reprimere i miei sentimenti, posso avere riposo e la vita di Cristo si manifesta in me. (2 Corinzi 4:10)

Penso a Gesù, “il quale non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno. Oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente.” 1 Pietro 2:22-23.

Rinnego quel sentimento di voler rispondere negativamente al cliente. Invece di rispondere con rabbia, scelgo di essere cortese e gentile con lui. Poi lo rassicuro che farò del mio meglio per risolvere la questione. Poi lui si gira e se ne va.

“Oh, che bello che posso giungere al riposo e morire a tutto questo!”

Nessun altro può influenzare la mia felicità

Dal mio punto di vista, potrebbe sembrare ingiusto che questo cliente abbia inveito contro di me. Tuttavia, indipendentemente da quali siano le sue ragioni, questa situazione è per me solo un’opportunità di morire a tutto ciò che sento vuole manifestarsi – la mia rabbia, il mio orgoglio, il mio desiderio di rispondere alle urla e di esaltarmi. Posso sentire l’irritazione che si agita in me ogni volta che i clienti sono arrabbiati, ma non c’è bisogno che io reagisca allo stesso modo. Non devo lasciare che la mia intera giornata sia rovinata solo per ciò che qualcuno mi ha fatto o mi ha detto. Le reazioni e le opinioni degli altri non dovrebbero mai rattristarmi o abbattermi. Devo davvero credere a quello che sta scritto in Romani 8:28: “tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio.”

“Io sono il padrone del mio destino, sono il capitano della mia anima.” Questo è un estratto della poesia di Henley che Nelson Mandela leggeva spesso quando era in prigione. Nessun altro può influenzare la mia felicità. Io stesso decido cosa lascio entrare nel mio cuore. Io stesso decido se rovinare la mia giornata o se renderla un successo, perché il problema non sta negli altri, il problema sta nella mia carne. Quindi scelgo di concentrarmi su come trattare quello che abita nella mia carne; la mia felicità dipende solo da me. Scelgo di afferrare le opportunità per essere sempre felice indipendentemente da come sono le persone attorno a me. Scelgo di servire i miei clienti a prescindere dal loro comportamento. Scelgo di essere una luce per chi mi sta vicino. Scelgo la gioia e scelgo la felicità lungo il mio cammino.

Il problema non sta negli altri; il problema sta nella mia carne.

Il cliente potrebbe tornare di nuovo o richiamare. Non posso cambiare il suo temperamento o gli atteggiamenti di qualsiasi altro cliente, ma ho il controllo delle mie reazioni. Posso essere gentile con loro indipendentemente da quello che dicono e fanno. Il problema risiede in me, nella mia carne e avrò vittoria su tutto ciò che viene fuori da lì. La cosa più importante non sono le prove o le circostanze che si presentano sulla mia via, ma che io le uso per afferrare la vita eterna. Questo è il mio desiderio e il mio obiettivo. E mi impegno per questo.