La parola che nessuno vuole sentirsi dire

La parola che nessuno vuole sentirsi dire

Scritto da: Anne Mette & Trond Eivind Johnsen | Luogo: Drammen | Pubblicato: martedì 6 ottobre 2015

Incontriamo Synøve Østgård e prendiamo assieme un gelato con una tazza di caffè. Il discorso ruota attorno ad un avvenimento che un paio di anni fa ci impressionò profondamente. Quando i medici utilizzarono la parola che nessuno vuole sentirsi dire.

Novembre 2008 fu un mese speciale per Synøve. Lei era stanca, aveva la testa pesante, aveva le mani impegnate e avrebbe presto iniziato a fare le decorazioni natalizie.

Lei torna a casa dal lavoro verso le sei quel giovedì, ma invece di iniziare a fare le decorazioni natalizie, per come aveva programmato, sceglie di chiamare un’amica a lei vicina. La sensazione di essere stretta in un angolo agisce in maniera travolgente. Adesso deve succedere qualcosa. Lei deve parlare con qualcuno.

”Sono così stanca”, dice. E non riesce a dire altro. Le parole che fuoriescono sono soltanto dei lunghi gemiti incomprensibili. ”Adesso muoio!” riesce a pensare, e tutto diventa nero.

Poco dopo suo figlio riceve una telefonata. ”Devi entrare nella stanza di tua madre. Credo che possa essere successo qualcosa con mamma.” I figli trovano la loro madre a terra priva di coscienza. Synøve viene portata in ospedale, dove credono che abbia avuto un attacco epilettico. Alcune ore più tardi le viene un nuovo attacco. Il medico avvisa il marito che hanno trovato qualcosa nella testa che provvederanno ad esaminare meglio. Nessuno ha ancora assolutamente idea di quello che sia effettivamente accaduto.

La parola che nessuno vuole sentirsi dire

Tumore al cervello. Cancro. La notizia arriva completamente inaspettata. I medici hanno trovato un tumore al cervello e di conseguenza anche la ragione di quegli attacchi innaturali. Questa è una notizia scioccante per Synøve e suo marito e i bambini. I medici usano la parola ”cancro”.

Il pensiero più naturale per lei era di preoccuparsi.

– C’è stato un enorme combattimento per non lasciarmi travolgere dal fatto che ”ho il cancro, ho avuto il cancro, forse morirò di cancro”.

Soltanto alcune settimane prima Synøve ricevette un versetto biblico: ”So infatti che ciò tornerà a mia salvezza” (Filippesi 1,19). Questo diventò un versetto nel quale Synøve trovò grande consolazione durante il periodo di malattia. Dal primo momento fu convinta che questo avrebbe contribuito a qualcosa, sia per la sua vita e forse anche per quella di qualcun altro.

Paura della morte

Pensa se muoio all’età di 80 anni e ho sciupato ogni singolo giorno preoccupandomi. O pensa se muoio fra un anno e ho utilizzato quest’anno preoccupandomi.

Il pensiero più naturale per Synøve era di preoccuparsi. Come persona lei si è sempre preoccupata. Preoccupata quando i bambini uscivano e guidavano su superfici ghiacciate. Preoccupata quando non sapeva dove fossero i bambini. Ovviamente avrebbe dovuto preoccuparsi anche di morire?

- Era una sera in ospedale che mi resi conto che la paura di morire mi sopraffaceva. Sentivo di avere paura. ”Caro Dio, adesso devi prendere tu la guida, il mio corpo, la mia famiglia, tutto. Mi consegno completamente a te, quindi devi dirigere tutto esattamente in maniera come hai pensato.” Allora mi addormentai e dormii bene. E da allora è stato così per me, anche se è stato messo alla prova quello che avevo detto ”Caro Dio, adesso tu prendi in mano la situazione”. Ho dovuto combattere per giungere a questo, ed è stato qualcosa per cui ho dovuto continuamente afferrare la fede. Anche se non sono giunta a quel riposo in una volta, mi ricordavo continuamente di quello che avevo detto a Dio.

– Pensa se muoio all’età di 80 anni e ho sciupato ogni singolo giorno preoccupandomi. O pensa se muoio fra un anno e ho utilizzato quest’anno preoccupandomi.

Il tumore deve essere rimosso

Anche se è incerto se il tumore di Synøve sia maligno o benigno, è così grande da costituire una minaccia. Se cresce di più può causare altri attacchi e danni al cervello. Per questo i medici decidono di rimuovere il tumore con un'operazione.

– È chiaro che sono stata sostenuta nelle preghiere sia prima che dopo l’operazione. Deve essere stato molto peggio per coloro che mi stavano accanto. Non sento di essere andata in giro impaurita o di essermi sentita oppressa da un peso. Non lo ero. Tutto questo è in onore a Dio! In realtà non sono così!

Prima dell’operazione Synøve ricevette la notizia che c’era il rischio che rimanesse paralizzata dal lato destro. L’operazione al cervello non è certo una cosa semplice e i medici desiderano che lei sia consapevole dei rischi. Loro nemmeno sanno cosa troveranno quando rimuovono il tumore. C’è qualche metastasi? È benigno o è maligno? Nonostante ciò lei sperimenta un periodo particolarmente pacifico subito prima dell’operazione. Dorme bene la notte e si sente in mani sicure quando viene condotta nella sala operatoria. Quando Synøve si risveglia dopo l’anestesia, i medici sono in tensione, ma per la grande gioia di tutti, tutto sembra funzionare.

Dopo l’intervento deve sottoporsi a 33 cicli di radioterapia nel Radium Hospital di Oslo. Questo è un trattamento stancante che ti deruba delle forze, e lei perde pure in parte i capelli.

Lui ha dei piani con quello che fa

Una cosa è dire che devo credere in Lui, un’altra cosa è di vivere per fede. In realtà sono due cose diverse.

Dal primo giorno Synøve sa di avere la mano di Dio su di sé e racconta di un Dio che non fa alcuna cosa per essere cattivo, ma che ha dei piani ben predefiniti con quello che fa. Perciò durante tutto il periodo lei sceglie di riposare nel fatto che la volontà di Dio sia fatta, anche se non era indifferente al fatto che sarebbe sopravvissuta o meno.

– Chi è che vuole morire? Chi lo vuole? Se hai un marito e una famiglia non vuoi altro che vivere per loro, ma comunque era un poco difficile da sapere: devo credere tenacemente che guarirò e sopravvivrò, o devo trovare pace col pensiero "quel che succede succede". Ovviamente voglio lottare per vivere, ma metti caso che questo non sia quello che deve succedere? Chiesi a un amico vicino quale fosse l’utilità di pregare se era già stato deciso che io non dovessi vivere. Lui rispose che sta scritto che ”quando si prega è possibile cambiare i pensieri di Dio”. Essere indifferenti pensando che ”quel che succede succede”, non è lo spirito giusto. Ma io sentivo che il combattimento più grande era entrare nel riposo che Lui aveva il controllo e che sapeva quello che faceva.

– Non ho osato essere al 100% sicura di sopravvivere. Ma in seguito ho fatto quello che ho potuto per recuperare le forze: fare uscite e imparare a non preoccuparmi o abbattermi per quello che può accadere.

Vivere per fede

– Ho deciso di continuare a credere in Lui. Una cosa è dire che devo credere in Lui, un’altra cosa è di vivere per fede. In realtà sono due cose diverse. Molti possono dire di credere, ma in fin dei conti, quando si domandano cosa succede dopo la prossima curva, allora si deve vivere per fede.

– Pensa a tanti che attraversano malattie e hanno il cancro senza Dio, senza alcuna speranza. Sono da ammirare per il fatto che riescono ad affrontare la cosa. Io che ho così tanto – tanti amici, persone che pregano per me, il vangelo. Io posso prendere parte ai tesori che nessuno mi può togliere, tesori che ho per l’eternità. Nessuno può prendermeli, persino se tutto crollasse attorno a me.

È stato veramente così dura per me? Ha portato a qualcosa di migliore. Dio ha avuto grande cura.

Oggi Synøve è tornata al suo lavoro ed è attiva nella vita familiare e della chiesa. Non ci sono tante cose in lei che ricordano l'oscura parola "cancro", anche se non dimenticherà mai ciò che Dio ha fatto per lei in questo periodo particolare.