La morte di Gesù: non soltanto il Golgota?

La morte di Gesù: non soltanto il Golgota?

Scritto da: Piotr Pilch | Luogo: Malinka, Polonia | Pubblicato: venerdì 18 aprile 2014

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  • Noi crediamo che dopo aver ricevuto il perdono dei peccati, la nostra vocazione da discepoli è seguire Cristo sconfiggendo il peccato e diventando santi come Egli è santo.
  • Rinunciando a noi stessi attraverso l'aiuto dello Spirito Santo entriamo in un processo di santificazione.
  • La Bibbia è il fondamento e la guida per la nostra fede e la nostra dottrina.
  • Abbiamo chiese e facciamo attività divulgativa in oltre 65 nazioni.
  • Questo sito web è pensato in modo particolare per te che sei interessato nel vivere questa vita da cristiano.

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La maggior parte dei cristiani hanno spesso sentito della crocifissione di Gesù sul Golgota, dove Lui morì per noi come un agnello irreprensibile. Ma pochi cristiani sanno che Gesù è morto anche in un'altra maniera e che la crocifissione era solo la fine di un lavoro di liberazione che durava da 33 anni.

Com’era la vita di Gesù dalla sua nascita a Betlemme fino alla sua crocifissione sul Golgota? Durante la sua vita, si trovava sotto una protezione speciale da parte di suo Padre, che Lo proteggeva dalle tentazioni e dal peccato originale? In Ebrei 4,15 sta scritto qualcosa completamente differente: Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato.

Tentato come noi

Se Lui venne tentato nella stessa maniera in tutto, ma non peccava, allora sorgono subito pensieri: Come faceva? Una vita simile è possibile anche per noi e se sì, allora come la possiamo realizzare? È possibile per noi non rendere gli oltraggi se veniamo oltraggiati, non minacciare quando soffriamo (1 P 2,23), non aprire la bocca se veniamo maltrattati (Is 53,7)? E’ possibile amare in ogni caso i tuoi nemici così come li amava Lui (Mt 5,44)? È possibile non desiderare, così come Lui non desiderava (Mt 5,28)? Come possiamo vivere il tempo che ancora ci rimane nella carne, non più secondo le passioni degli uomini ma secondo la volontà di Dio? (1 P 4,2)

Gesù aveva un’arma molto efficace, con la quale vinceva ogni tentazione e usciva da vincitore da ogni prova. Possiamo vedere come usava quest’arma quando venne tentato nel deserto. Satana cercava di rivolgersi alla natura umana di Gesù e lo tentava con cose di cui sapeva che fossero delle debolezze per gli uomini, ma Gesù respinse di volta in volta le sue idee. Questo lo fece con la parola di Dio. Attraverso l’obbedienza alla parola di Dio potè “uccidere” tutte le passioni che si presentavano in Lui nelle diverse situazioni.

Salvato dal peccato

Sapeva che non poteva farcela da solo e per questo nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà (Eb 5,7). Fu salvato, non dalla morte sul Golgota, ma dalla morte che è la remunerazione del peccato.

Paolo ci ammonisce anche in Col 3,5: Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria. In questa maniera nel corso del tempo, viene fatto morire tutto il peccato e diventiamo persone completamente felici.

Paolo chiama una tale morte sulle passioni nella carne la “morte di Gesù”, perché Gesè è stato il primo che usò questa morte. Con quella morte ci ha condotti su una via verso la vera libertà (Gv 8,36).