Avere il peccato - Commettere peccato

Avere il peccato - Commettere peccato

Scritto da: Milenko van der Staal | Pubblicato: martedì 13 aprile 2010

Giovanni scrive che tutti noi abbiamo il peccato, ma che coloro che persistono nel peccare non hanno visto né conosciuto Dio. (1 Gv. 1,8 e 3,6) Quale é dunque la differenza? 

 

Il peccato originale

Il peccato entrò nel mondo con Adamo ed Eva che disubbidirono Dio. A causa di questa disubbidienza (il peccato originale) furono affetti ed entrambi ottennero una carne peccaminosa. (Ge. 3,1-6 e Ro. 5,12). Abitavano i desideri nella carne (la loro natura umana) che adesso venivano risvegliati e iniziavano a contrastare la volontà di Dio. Questi desideri vengono chiamati il peccato nella carne, o la propria volontà.

Avere il peccato – Tentazione 

Tutti gli uomini hanno ereditato il peccato nella carne, e per questo possiamo dire che tutti hanno il peccato. (1. Gv. 1,8). Ce ne accorgiamo dal fatto che siamo tentati. «Ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato.» (Gm. 1,14-15) Essere tentati non è tuttavia la stessa cosa che commettere peccato, ma se nella nostra mente cediamo consapevolmente a ciò che i desideri vogliono, allora il peccato «viene concepito», essendosi creato un collegamento tra la nostra mente ed il peccato che abbiamo nella carne.

Commettere peccato; cadere nel peccato 

C’è una grande differenza tra l’avere il peccato e commettere peccato. Coloro che commettono peccato sono coloro che vogliono peccare senza volervi rinunciare. «Colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo, perché il diavolo pecca fin da principio.» (1. Gv. 3,8) «E il peccato, quando è compiuto produce la morte». (Gm. 1,15) Si tratta di una morte spirituale, dove siamo separati da Dio. Dio non può avere comunione con persone che non vogliono rinunciare al peccato. Diventa allora una vita senza speranza e senza Dio.

Può anche accadere che andando sulla via si possa comunque cadere. Ma poichè non era ciò che volevamo, ci rattristiamo per questo e ci rialziamo subito. Poichè la disposizione dello spirito è di fare il bene, la caduta ci rende svegli e attenti, affinchè non accada di nuovo.

Non peccare!

«Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate.» (1. Gv. 2,1) Questo deve essere possibile, visto che c’è scritto! Gesù visse una vita come un uomo, nella stessa condizione nostra, ma lui non commise mai peccato, perchè non cedette mai ai desideri che abitavano nella carne. Al contrario Dio potè condannare il peccato nella carne! (Eb. 4,15 e Ro. 8,3). Per questo la morte non potè trattenerlo e attraverso questo sacrificio lui aprì la via di ritorno a Dio, sulla quale noi come discepoli possiamo seguirlo. Che evangelo forte e pieno di speranza che abbiamo ricevuto!