Nessuno deve necessariamente peccare!

Nessuno deve necessariamente peccare!

Scritto da: Kåre J. Smith | Luogo: Norvegia | Pubblicato: venerdì 8 luglio 2011

“Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l'opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti” (Gm 1,2-4)

La tentazione non è peccato, ma è una prova della mia fede e una prova se io vivo al cospetto degli uomini o al cospetto di Dio – una verifica se io temo o meno Dio.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi.” (1 Gv 1,8). Avere peccato, significa che abbiamo passioni e desideri, ma attraverso la fedeltà nel momento della tentazione posso annientare colui che ha il potere sulla morte. Per questo mi posso rallegrare immensamente quando giungo nelle tentazioni. 

Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano. Nessuno, quand'è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte.” (Gm 1,12-15).

Non è mai l’altro ad essere colpevole

Si deve superare la prova e consegnare nella morte di Cristo le cose a cui si è tentati. Se si ha un’accusa contro qualcuno, lo spirito ne viene contagiato. Allora non si può essere viventi per Dio. Se si è viventi per Dio, allora si ama il proprio fratello e non lo si accuserà! Chi accetta le esortazioni nella Bibbia, è vivente per Dio. Quantunque una persona possa sembrare indisponente, non potrà mai mettere peccati come collera, impazienza, ira e così via in un'altra persona. Per questo non è mai l’altro ad essere colpevole – è il peccato nella propria carne ad essere risvegliata da ciò che accade. Se si inizia a rimproverare l’altro nei propri pensieri, allora si è caduti nel peccato e non si ha resistito alla tentazione.

Anche se ho il peccato in me, non significa che io debba cadere nel peccato. La tentazione è una prova della mia fede. Questa è una vita molto interessante. Anche se ho il peccato nella mia carne, io non devo necessariamente peccare!

Si può ottenere vita eterna stando saldi nella tentazione.

Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo,” (Eb 2,14). Per molte persone la morte arriva come una grande delusione, perché pone fine a tutti i loro progetti. Ma si può ottenere vita eterna stando saldi nella tentazione. Gesù venne per liberare coloro che, per paura della morte, erano condannati a schiavitù per tutta la loro vita.

“Infatti, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla discendenza di Abraamo. Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l'espiazione dei peccati del popolo. Infatti, poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono tentati.” (Eb 2,16-18). Doveva diventare uguale ai suoi fratelli! Non è semplice? Se noi soffriamo nella carne, anche noi veniamo sottratti al peccato. Lo spirito di Gesù non venne mai contagiato dal peccato nella carne. Che sommo sacerdote che abbiamo!

 

Estratto dal libro «Pastore e Profeta»

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